9 Agosto 2026

Robert Brandom su giudizio e concetti

Brandom interpreta la modernità come quel periodo storico in cui va formandosi un'interpretazione normativa dell'uso dei concetti. Il quadro è quello della filosofia del linguaggio, che prende le sue mosse dalla filosofia analitica, ma trova il fulcro nel fondatore della Scuola di Pittsburgh - Wilfrid Sellars. Si tratta, quindi, di una commistione di pragmatismo, filosofia analitica e studi su Kant e Hegel. Del primo di quest'ultimi due, Brandom parla come il fautore della rivoluzione normativista nell'interpretazione dell'intenzionalità discorsiva: Kant è il primo a interpretare i giudizi e altri atti intenzionali come prestazioni delle quali i soggetti sono responsabili.

Per soggetto, ovviamente, si intende un soggetto capace di utilizzare concetti. Un tale soggetto è detto da Brandom "essere discorsivo", dove "discorsivo" sta per "pertinente all'uso di concetti". Ma, se l'uso di un concetto richiede che chi lo usa sia responsabile di tale uso, allora un essere discorsivo è un essere essenzialmente imputabile di responsabilità.

I concetti sono funzioni del giudizio e i giudizi sono applicazioni di concetti. Di conseguenza, i concetti non sono alcunché al di fuori del contesto in cui possono essere applicati. Siccome l'applicazione implica l'uso, allora i concetti non sono alcunché dal di fuori dei contesti in cui chi li usa può essere detto responsabile di tale uso. Quindi, il concetto non è alcunché al di fuori di un contesto sociale.

← Tutti i pezzi in «Appunti»